L’ABC dello Smart Working

Cosa serve per iniziare a lavorare Smart? Ci serve la cassetta degli attrezzi base per poter lavorare ovunque ci serva.

Strumenti di smart working: lo smartphoneCos’è lo smart working

Ci sono ancora molte persone convinte che lo smart working voglia dire lavorare da casa (telelavoro).

Ma questa è una definizione troppo limitata. Lo smart working è molto di più: lo dice il suo nome, “lavoro intelligente” è un modo di lavorare che si adatta alle esigenze specifiche del lavoratore e dell’azienda.

In poche parole si cerca di mettere a disposizione degli strumenti online che siano accessibili da qualunque postazione dotata di pc e connessione internet per fare in modo che il lavoratore possa essere libero dal vincolo di un ufficio specifico.

L’azienda quindi riesce ad avere lavoro efficiente anche in casi di emergenza, rendendo il dipendente molto più sodisfatto e autonomo e quindi produttivo.

Cosa serve per attivarlo

A – Anzitutto serve la connessione a internet, in WIFI per comodità.

B – Quello che ci serve poi è un’organizzazione tecnologica che metta in un posto online protetto tutti i documenti necessari a lavorare. Di solito questo posto si chiama Cloud, “nuvola”. Per accedere c’è bisogno di un profilo con username e password.

C – Per poter utilizzare tutto questo la soluzione migliore è avere gli strumenti tecnologici sempre con noi, pc e smartphone sono i fondamentali. Se siamo a casa possiamo sfruttare anche una stampante.
Naturalmente questa mentalità ci porta verso l’utilizzo di un pc portatile, visto che il fisso non ci permetterebbe la desiderata flessibilità.

Per comunicare basterà utilizzare gli strumenti di messaggistica istantanea (vedi Whatsapp, Telegram e simili) e le piattaforme di web conference (tutti conoscono Skype), oltre alle classiche e-mail e telefonate.

Qualsiasi altra attrezzatura diventa un accessorio, che può aumentare l’efficienza e la comodità, ma che non è indispensabile.

Per chi lo smart working

Chi lavora in autonomia (libero professionista o imprenditore) è spesso già abituato ad utilizzare lo smart working.

La cosa interessante è che in realtà questo modo di lavorare si sta diffondendo anche tra chi lavora come dipendente.

Molte aziende ormai iniziano a sperimentare lo smart working per una o due giornate a settimana oppure applicando strumenti di lavoro nuovi e tutti ne guadagnano: il lavoratore risparmia i tempi di spostamento verso il luogo di lavoro abituale e lavora più facilmente e in meno tempo, il datore di lavoro ottiene un’efficienza maggiore (lo dicono i dati raccolti dall’osservatorio nazionale Smart Working) e l’ambiente viene risparmiato da dosi di inquinamento massiccio.

Chi lavora da dipendente può proporlo e farlo attivare in azienda collaborando con la direzione.

Naturalmente per lavorare in questo modo c’è bisogno di smettere di contare le ore di lavoro, e di concentrarsi sugli obiettivi che si devono raggiungere.

Cambiano quindi tempi e luoghi.

Quale luogo per lo smart working

Il luogo preferito è personale: c’è chi vuole lavorare a casa, chi al parco, chi al bar, chi in treno o in un coworking. A ognuno il suo spazio.

Quali tempi per lo smart working

Lo smart working permette di cambiare anche i tempi, adattandoli a quelli migliori per chi lavora. In questo modo si possono dosare le pause, si può scegliere un orario preferito e tutto si trasforma in un tempo “su misura”. Così si riesce finalmente a guadagnare spazio per quelle piccole attività che ci danno felicità.

Il bello è che ognuno di noi può dosare lo smart working, mettendone un po’ nella propria vita lavorativa a gusto personale: un goccio, una buona quantità o l’abbondanza. A noi la scelta.

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