Dove lo butto? Guida alla raccolta della spazzatura

Quando si deve eliminare qualcosa si pone la solita questione: dove lo butto? In realtà di fronte a tutte le possibilità che ci sono, la cosa più importante rimane cercare di avere meno a che fare con i rifiuti.

In principio fu la discarica (ora isola ecologica o ricicleria).
Ogni tanto c’era da buttare qualcosa di ingombrante, niente raccolta differenziata nè riciclo. Quindi ogni tutto si buttava via nel mucchio.

Il futuro della spazzatura

Oggi siamo di fronte alla politica dell’usa-e-getta, del compra-e-vai. Il risultato? Avere le nostre case colme di oggetti.
Abbiamo già parlato del decluttering ma, oltre alle grandi manovre di pulizia, può capitare in ogni momento di dover gettare qualcosa di inutilizzabile e ingombrante.

Ormai viene l’urticaria appena si ha tra le mani un oggetto di dimensioni maggiori delle bocche del bidone della spazzatura: sappiamo già che non potremo lasciarlo là, ma toccherà andare in ricicleria.
Siamo sempre qua a ragionare su come ottimizzare i tempi e non perdersi in incombenze ruba-tempo. Questa storia della ricicleria non depone a favore del comportamento ambientalista.

Per di più esistono dei detrattori della raccolta differenziata, che non la credono utile e non ne vedono il beneficio, segnalando la malagestione e la grande quantità di rifiuti, nonostante le percentuali sempre più alte di raccolta differenziata.
Non è il mio scopo discutere di questo, che meriterebbe spazi dedicati, ma sottolineo che la semplice raccolta dei rifiuti in maniera differenziata non basta: ciò che davvero è utile è il riuso ed evitare di mettersi in casa troppi imballaggi.

Quindi per riassumere:Dove lo butto? Evitiamo l'accumulo di spazzatura
– compriamo di meno
– evitiamo un sacco di imballaggi
– riutilizziamo ciò che entra in casa.

Analizziamo questi punti uno per volta.

Compriamo di meno

Questo forse è il punto più difficile. Anzitutto la produzione stessa è fatta in modo che ciò che compriamo non duri più di tanto tempo, così che brevemente saremo costretti a comprare di nuovo. Il meccanismo è complicato e ne riparlerò presto. Quello che ci serve sapere, per ora, è che se compriamo poco possiamo investire di più sulla qualità. Mia nonna diceva sempre: “chi più spende meno spende“, intendendo che era meglio investire sulla qualità che sulla quantità, così da avere un prodotto migliore.

Per comprare di meno dobbiamo sapere esattamente di quante risorse abbiamo bisogno. Per fare questo occorre fare una fotografia dei nostri bisogni.

Appena individuato ciò che ci serve, si passa a capire quali elementi sono migliori in base a pochi principi: rapporto qualità/prezzo, durevolezza, frequenza d’uso, emozioni legate all’acquisto del bene.
Da notare che oltre a principi puramente logici, ho segnalato anche l’aspetto emotivo. L’ho fatto perchè oltre a tutti i fattori già detti l’emozione gioca un ruolo importante, anzi importantissimo, e gli esperti di marketing lo sanno molto bene.
Se lo sanno quelli che ci vendono i prodotti, perchè non dovremmo pensarci anche noi quando li acquistiamo?

Bene, dopo aver stabilito i nostri obiettivi di acquisto possiamo procedere alla classica ricerca di mercato, dove confrontiamo le possibilità e scegliamo dove e a quali condizioni acquistare.
In questo modo abbiamo già ridotto le quantità. Da notare bene: bisogna imparare un po’ di autocontrollo!

Evitiamo gli imballaggi

Altro elemento fastidioso: vedere quanta spazzatura viene fuori ogni volta che compriamo qualcosa. Esempi? Un prodotto di elettronica ha circa tre livelli di imballaggio diversi (come minimo). E vogliamo parlare di quando acquistiamo online? Sacchi, scatole spesso sproporzionate per un singolo acquisto. Amazon dovrebbe lavorare un po’ su questo punto.

Sappiamo che esistono ormai diversi negozi o supermercati che permettono l’acquisto di beni alimentari o di pulizia a peso, è possibile quindi portarsi il contenitore da casa e risparmiare almeno su quello. Però non hanno preso molto piede. Perchè? Perchè sono scomodi.
Ogni volta che dobbiamo comprare detersivo, cibo per cani o legumi dovremmo partire equipaggiati come per una spedizione in montagna. Non è il massimo della vita se ci fermiamo di fretta a fare la spesa tornando dal lavoro. Bisognerebbe farne uno stile di vita, come è successo per le borse della spesa: quasi obbligati a utilizzare quelle riciclabili, abbiamo imparato a tenere un paio di borse in auto per ogni evenienza. Anche in questo caso bisognerebbe fare così. Proprio per questo le bustine per alimenti e i relativi fil di ferro plastificati sono tra le opzioni più consigliabili.
Anche le piccole botteghe di quartiere spesso ci permettono di evitare imballaggi. Preferisco andare dal fruttivendolo del quartiere anche solo per evitarmi tutte quelle buste che servono al supermercato per ogni mela o carota che compro.

Riutilizziamo ciò che entra in casa

Questo punto riprende quello da cui eravamo partiti: la ricicleria.
Quando portare gli oggetti in ricicleria?

Quando hanno finito il loro ciclo di vita: rotti, inutilizzabili, non riparabili. In questo caso solo la ricicleria offre una nuova opportunità: il riutilizzo dei materiali.

Bidoni particolari

Olio usato
Una buona notizia: di recente la raccolta dell’olio usato è stata spostata in luoghi pubblici, ad esmpio fuori dai supermercati, come i bidoni, di certo più facilmente raggiungibile rispetto alla ricicleria.
Abbigliamento
I bidoni Caritas o di altre cooperative che riciclano materiali di abbigliamento, coperte e scarpe in buono stato
Tappi di plastica
Molti di noi avranno trovato in giro queste raccolte di tappi a favore di associazioni. In pratica i tappi vengono riciclati da ditte specializzate, dato che questo tipo di plastica ha una durata pressochè infinita, e col ricavato si finanziano progetti sociali (ricerca scientifica, acquisto beni e servizi per associazioni del territorio)
Medicinali
Bidoni reperibili presso le farmacie
Pile
Bidoni solitamente presenti presso i tabaccai, ferramenta e altri luoghi dove si acquistano le pile

Capitolo a parte i cosiddetti rifiuti pericolosi (lampadine a LED, infiammabili, nocivi, toner, cartucce), che vanno portati in ricicleria.

Il mercato dell’usato

Oggetti che non si usano più: non servono a noi, ma magari possono essere utili ad altri: esistono i mercatini sia reali che virtuali. Ha lunga tradizione il mercato delle auto usate, ma ormai si trova di tutto.
Esistono le cooperative o magazzini che permettono di donare oggetti ancora funzionanti per essere rimessi sul mercato dell’usato.
Si possono vendere e recuperare quindi parte del loro valore, oppure si possono donare se non hanno molto mercato oppure si vuole fare un’opera buona.

Riuso creativo

Questa ipotesi è dedicata a chi ha particolari doti creative e manuali.
Se proprio avete delle belle idee su come cambiare l’uso di un oggetto, potete sempre modificarlo, ridipingerlo, aggiungere decorazioni e quindi trasformarlo in qualcosa di nuovo. Per queste cose internet è pieno di suggerimenti e siti dedicati.

La raccolta dell’usato

Ultimamente molti produttori o rivenditori offrono delle opportunità per raccogliere l’usato e dargli un valore: pc e altre attrezzature elettroniche, giacche e vestiti che vengono recuperati dando in cambio uno sconto per nuova merce. Naturalmente il gioco vale la candela solo se rispetta il principio spiegato sopra della fotografia dei bisogni, altrimenti è un’altra trappola per acquisti!

Ci sono molte strade da considerare prima di buttare qualcosa, ma tutto si semplifica con un semplice schema basato su riutilizzabile-riciclabile-valore delle materie prime. L’importante è partire a monte: se creiamo meno rifiuti non sarà più un problema capire dove lo butto.

 

 

 

 

 

 

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