Metodo Kondo: parere per capire come sfruttarlo

Voglio spiegare brevemente il metodo Kondo per capire come può essere utile nell’organizzazione di casa.

Il metodo Kondo parte dalla lettura di un libroLa storia di Marie Kondo

Ho letto il libro di Marie che ha definito il metodo Kondo o Konmari, “Il magico potere del riordino“, e l’ho trovato subito interessante. Ammetto di subire il fascino giapponese: tutto ciò che deriva dal lontano oriente per me assume automaticamente l’aura di “metodo intelligente”. Se avessi un’impresa manifatturiera applicherei immediatamente il sistema della lean production, e all’università mi rimase impresso il metodo Toyota di organizzazione aziendale. Ma ci ritornerò.

Riprendiamo la nostra autrice, ve ne avevo già parlato. A leggere la sua storia viene da pensare che un po’ di manie ossessivo-compulsive forse la ragazza ce le abbia, ma mettendo da parte le osservazioni tecnico-psicologiche, di sicuro lei il metodo per riordinare casa lo ha trovato, e, come tutti quelli che vedono la luce, desidera proporre la sua via al mondo.
Non sono d’accordo con l’idea che un metodo vada bene per tutti, c’è troppa variabilità nel genere umano! Quindi diciamo che il metodo può andare bene per lei, o per lei che aiuta altri, ma forse non per noi. Cosa ce ne facciamo quindi?

PRENDIAMO SPUNTO.

Se si vuole riordinare tutta casa bisogna trovare il proprio metodo. Quindi gli spunti servono eccome.

Esperienza personale: cosa ho osservato

Ho personalmente già messo in pratica il metodo Kondo circa tre anni fa per gli armadi e i libri, facciamo un bilancio.
PRO: L’ordine rimane nel tempo, perchè insegna un metodo.
CONTRO: Sono state avanzate delle lamentele in casa per via di alcuni libri cari eliminati accidentalmente.
Non starò qui a discutere la veridicità dell’affermazione, ma il rischio sussiste: si butta via qualcosa e poi tempo dopo ci si ritrova pentiti.
Mio zio diceva sempre “meglio buttare e pentirsene che conservare e pentirsene”, ma non tutti la pensano così. Meglio quindi far decantare la scelta e se poi effettivamente ci rendiamo conto che l’oggetto in questione ha terminato il suo percorso con noi, allora adieu.

Consigli per il decluttering

La Kondo opera il decluttering: eliminare il superfluo. Necessario per i miniappartamenti, assolutamente inutile per le megacase in campagna, con annesse soffitta e rimessa auto tripla. Se abbiamo spazio l’eliminazione non è necessaria, ognuno deve fare i conti sui propri metriquadri. Inoltre posso voler snellire una certa categoria di oggetti ma altre assolutamente no. Non è necessario applicare il metodo urbi et orbi.

Detto questo si passa all’opera. Si vede l’insieme, si valuta ogni pezzo ed infine si sceglie. Ciò che viene scartato può essere messo da parte per un periodo, e se non torna utile entro un tempo ragionevole (facciamo 1 anno? Facciamo 2? Aggiudicato) allora il dado è tratto. Il criterio di selezione di Marie è la parte più interessante, dà una valenza affettiva+utilitaristica degli oggetti. In effetti la nostra relazione con gli oggetti ha un significato che va oltre l’oggetto stesso, che va oltre l’utilità, quindi approvo questi due principi.

Il metodo Kondo mette in ordine il gran disordine e si ritorna alla mia conseguenza numero 2. Perchè invece non scegliere una mini-Kondo periodica?
Ad esempio con le carte. Scontrini, appunti volanti, fogli accartocciati poilobutto, tutto rimane drammaticamente in giro. Facendo un passaggio al giorno invece si elimina ciò che non serve e si archivia ciò che serve. 5 minuti e passa la paura.
Il jolly di questo metodo è instaurare una nuova abitudine, fondamenta dell’organizzazione di cui ho già parlato.

Condividi l’analisi critica della Kondo? Rispondo volentieri a eventuali osservazioni ed esperienze.
Che il giappone sia con noi!

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