Cari nonni siete preziosi: quali costi per la loro cura?

Arriva un momento in cui i nostri genitori tornano ad essere bambini, arriva cioè il momento in cui passano da prendersi cura ad aver bisogno di cura: ci vuole la badante, possibilmente che non mandi in bancarotta le famiglie.

La migliore risposta sta nel vicinato: persone che come noi hanno gli stessi bisogni e possono suddividere la spesa.

Provo a chiarire la questione: tutto parte dal grafico a campana rovesciata, relativa al bisogno di assistenza. Più o meno così:

 

I due momenti focali, di inizio e fine vita, sono entrambi costosi nella nostra società e, senza tanti giri di parole, pesano enormemente sulle spalle della fascia intermedia, l’età adulta.
Tutti gli adulti di oggi lavorano, sia uomini che donne, e questo pone dei vuoti in termini di cura, sia dell’Infanzia che della Vecchiaia, impegno storicamente femminile.

In pratica siamo tutti troppo occupati per poterci prendere carico anche del mestiere di cura.

Fotografando la situazione attuale, cosa si può vedere?
Anzitutto la necessità di richiedere un aiuto esterno. A chi ci si rivolge? Se è vero che i nonni si prendono cura dei bambini, è altrettanto vero che (paradosso della curva!) i bambini non possono ricambiare il favore.
E quindi? Solitamente si ricoverano gli anziani nelle case di riposo, le quali richiedono rette impegnative e per cui l’assistito è costretto a lasciare la propria casa. Oppure si ricorre a persone stipendiate, le cosiddette badanti (in netta maggioranza donne).

C’è un MA. Il MA è che le famiglie non sono imprese: lo stipendio medio in Italia dei dipendenti è di circa 24.000 €. Gli anziani, inoltre, vivono con la pensione, che di solito è addirittura inferiore. Non sempre perciò la rete familiare può sostenere economicamente chi ne ha bisogno.

Non tutti si possono permettere questa spesa, quindi a volte si sceglie il pagamento in nero per ovviare ai costi del lavoro. Tale scelta viene pagata a caro prezzo dalle famiglie, prive di tutele in caso di difficoltà. Le stesse badanti, essendo soprattutto straniere, non possono risultare regolarmente impiegate e non hanno assistenza pensionistica nè assicurazione contro gli infortuni.

Molti fattori dipendono dal livello di assistenza necessaria: alcuni servizi di base sono forniti dai Comuni sotto forma di Servizio Sociale, ad esempio c’è:
– l’assistenza domiciliare
– pasti a domicilio
– trasporto per visite mediche per chi ha problemi di deambulazione
– contributi regionali o locali, chiamati assegni di cura
– cure domiciliari
con leggere differenze da Comune a Comune.

Da notare però che questi servizi coprono solo la fascia di popolazione più povera. In pratica, chi ha un reddito sopra la soglia, anche leggermente oltre, non può richiedere tali servizi e deve gestirsi tutto in autonomia.

Quale soluzione allora?
Segnalo queste interessanti iniziative da replicare:

  • la badante condivisa – Novi Ligure
    in pratica una organizzazione (in questo caso il Comune in collaborazione con una cooperativa) offre un servizio di assistenza ad ore presso le famiglie che ne fanno richiesta per servizi essenziali, lasciando le persone nelle loro case. Il finanziamento è arrivato da una fondazione bancaria, quindi alle famiglie non costa nulla.
  • la badante condominiale – Confabitare
    ossia una badante che si prende cura di più anziani nella stessa fascia oraria, dividendo le quote fra gli assistiti e l’assunzione viene gestita direttamente dall’amministratore condominiale.
    E’ già attiva in diverse città italiane da circa 5 anni.

Mi piace sintetizzare la soluzione partendo da un detto popolare africano che recita “per allevare un bambino serve tutto il villaggio”. Come abbiamo visto, i bambini condividono nel grafico la stessa pendenza della curva degli anziani.
Per questo mi vien da pensare che, per prendersi cura dell’anziano, serve tutto il quartiere!

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